UNA SORPRESA IMPREVISTA... [2^ puntata]
15.01.2014 10:46
Raggiungemmo la villa, il posto che racchiudeva un’infinità di miei ricordi scolastici e di prime cotte impossibili e improbabili. Lì era una seconda casa per me e, nonostante i vari “pazzi” che ci giravano intorno, io non avevo paura. Con alcuni avevo persino fatto amicizia e si erano dimostrati più "normali" rispetto a buona parte delle mie conoscenze. Mi fermai accanto alla panchina dove di solito, la sera, aspettavo il pullman che mi avrebbe riportata a casa dopo una soddisfacente lezione di canto; lì restavo immobile a leggere sotto quel lampione che riusciva a illuminare esattamente quel punto che mi serviva per non sforzare troppo gli occhi. Alcune volte ero meno fortunata perché qualcuno mi aveva rubato il posto, così restavo in piedi con le cuffie nelle orecchie e la musica ad alto volume.
Raggiungemmo la villa, il posto che racchiudeva un’infinità di miei ricordi scolastici e di prime cotte impossibili e improbabili. Lì era una seconda casa per me e, nonostante i vari “pazzi” che ci giravano intorno, io non avevo paura. Con alcuni avevo persino fatto amicizia e si erano dimostrati più "normali" rispetto a buona parte delle mie conoscenze. Mi fermai accanto alla panchina dove di solito, la sera, aspettavo il pullman che mi avrebbe riportata a casa dopo una soddisfacente lezione di canto; lì restavo immobile a leggere sotto quel lampione che riusciva a illuminare esattamente quel punto che mi serviva per non sforzare troppo gli occhi. Alcune volte ero meno fortunata perché qualcuno mi aveva rubato il posto, così restavo in piedi con le cuffie nelle orecchie e la musica ad alto volume.
Mi sedetti sullo schienale e poggiai i piedi dove, di solito, si poggiano le natiche. Marco fece lo stesso.
<<Lo so che qui non è bello come Cagliari però ci sono affezionata. >> dissi un po’ imbarazzata.
Lui mi sorrise. <<A me piace ovunque ci sia tu!>>.
<<Sei un lecchino!>>.
<<Ahahah mi aspettavo questa risposta!>>.
<<E io mi aspettavo la tua!>>.
Alzò le mani. <<Touché!>>.
Risi.
<<Sai Chià…>> iniziò lui. <<Non sai quanto abbiano insistito Giada e le altre per convincermi a incontrarti! Io avevo una voglia matta di stare con te ma poi pensavo a quello che avremmo patito nel momento in cui ci saremmo dovuti separare e non riuscivo a non sentire quella specie di pugno nello stomaco che si forma quando accade qualcosa di brutto. Poi Gianni mi ha fatto ragionare. Mi ha detto “Provaci! Soffrirete, starete malissimo quando vi sarete separati, ma ne sarà valsa la pena!”.>> Sospirò e io benedissi mentalmente Gianni e il suo conoscere alla perfezione il suo migliore amico. <<Non ne ero convinto ma il fatto che mi avesse sbattuto in faccia la verità che io non riuscivo a dire mi aveva creato dei ripensamenti. Contattai Giada e le dissi che avevo cambiato idea, lei mi bestemmiò perché non le avevo dato retta prima ma si diede subito da fare per organizzare la cosa. E’ una gran lavoratrice quella donna! >> sorrise.
<<Vero!>> mi limitai a dire.
Marco fissò un punto indefinito del marciapiede e tornò a parlare. <<Devo, anzi, dobbiamo tutto ai nostri amici! Senza di loro probabilmente non ci saremmo mai incontrati perché entrambi siamo troppo presi l’uno dall’altra così tanto da temere che si tratti solo di un sogno. Loro l’hanno capito perché ci conoscono e noi dovremmo imparare a dargli retta più spesso>>. Rise.
Lo guardai perplessa. <<Veramente sei tu quello che faceva tante storie per vederci!>>.
<<Due a zero per te!>> sogghignò.
Scossi la testa. <<Sei un mito… >>.
Rimanemmo in silenzio per qualche minuto ma, non perché non avevamo nulla da dirci, di cose ce n’erano tante da raccontare, solo perché sentivamo il bisogno di “ascoltare” quel momento. Di viverlo.
Ogni tanto lo guardavo con la coda dell’occhio: aveva un bel profilo e quel pizzico di barbetta sul mento lo faceva sembrare leggermente più grande. A prima vista sembrava un semplice ragazzo con il sorriso dolce, ma io sapevo cosa si nascondeva in lui. Era sempre allegro e pronto ad aiutare le persone ma, dalle confidenze che mi aveva fatto, avevo intuito che portava una maschera per nascondersi dalla gente insensibile. Mentre lo osservavo lui si voltò sorprendendosi di incrociare il mio sguardo. Gli sorrisi.
<<Che hai da guardare Don?>>.
M’illuminai udendo quel soprannome. Da quando lo avevo incontrato mi aveva sempre chiamata diversamente e io morivo dalla voglia di sentirglielo dire. Il mio professore di canto mi denominava così ma solo per abbreviazione del mio cognome, lui invece lo diceva perché, me lo disse una volta, gli ricordava il suono di una nota musicale. E a me piaceva un sacco quella spiegazione!
Arrossii. <<Giuro che ancora non riesco ad abituarmi all’idea che tu sia qui!>> ammisi.
Lui sorrise. Poi mi abbracciò. <<Lo senti il mio calore?>>.
Mi aggrappai al suo giubbotto per sentirlo più vicino a me. <<Si.>>.
Senza rendermene conto eravamo in piedi.
Mentre mi teneva stretta a sé mi sfiorò la frangetta con la mano. <<Il mio tocco?>>.
Lo guardai negli occhi, ero completamente ipnotizzata dal suo sguardo dolce e sorridente. Non ricordavo neanche se, di tanto in tanto, sbattevo le palpebre. Ero sotto il suo controllo, e lui lo sapeva. <<Mmm …>>.
Si avvicinò al mio orecchio. <<E la mia voce?>>. Sussurrò. Chiusi gli occhi. Non resistevo più, dovevo baciarlo. Gli accarezzai i capelli e lui mi guardò sorpreso. <<Che fai, non rispondi?>> sorrise sghembo.
Schiusi le labbra ridendo. <<Sei uno stronzo!>>.
Lui mi guardò avvicinando pian piano il suo viso al mio. <<E tu sei una furbetta…>>.
Gli sfiorai le spalle con la mano. <<Facciamo una gara a chi resiste di più?>> proposi sapendo che stava per cedere.
Fissò la mia bocca. <<Credo che perderò …>>.
Sorrisi. <<Questo vuol dire che siamo tre a …>>. M’interruppe premendo le sue labbra sulle mie. Era da tanto che non provavo una sensazione di totale benessere con un ragazzo, anzi, forse non mi era mai capitata nonostante in passato avessi avuto una “relazione clandestina” con qualcuno che non si era dimostrato all’altezza delle mie aspettative. Schiusi le labbra permettendo alle nostre lingue di intrecciarsi. Anche da questi piccoli momenti riesci a capire se con qualcuno sei in perfetta sintonia. Sembrerà una considerazione stupida ma io la penso così perché, spesso, non si riesce a trovare la giusta “dose”, il giusto equilibrio e quel momento viene rovinato in un attimo. Noi invece eravamo stati creati per quel momento.
Allontanò delicatamente il mio viso dal suo per guardarmi negli occhi. <<Io … >> balbettò, <<Io … credo di essermi innamorato di te. Anzi, ne sono sicuro.>>. Abbassò lo sguardo sulle mie labbra. <<Da quando ti ho vista, in carne ed ossa intendo, da quando ti ho sentita parlare e ti ho abbracciata … l’ho capito. Ho capito che non potrei vivere un solo istante senza di te.>>.
Iniziai a tremare. Mi sentivo una stupida perché non riuscivo a controllare quel fremito improvviso e non riuscivo a dire niente. Mi sembrava tutto così maledettamente perfetto da avere paura che si trattasse solo di un sogno.
Marco se ne accorse. Capì che ero felice per quelle parole, per quel momento. Mi abbracciò stretta, più stretta che poteva. Fu in quel momento, mentre avevo gli occhi chiusi per assaporare quel contatto, che riuscii a parlare.
<<E’ bello quello che hai detto. Spero tu ti renda conto di quanto io sia felice con te.>> Lo sentii sospirare silenziosamente, poggiai la fronte sul suo collo. <<Avrai capito che sarà difficile per noi vivere qualcosa a distanza. Noi stiamo bene insieme, ma come potremmo goderci a pieno tutto quello che la vita ci offre se la nostra mente è sempre in un’altra Nazione?>>.
Mi allontanò leggermente per permettere ai nostri occhi di incrociarsi, restai a bocca aperta quando notai che aveva gli occhi lucidi. <<Vorresti che io restassi qui per sempre?>>.
Sgranai gli occhi. <<No! Non potrei mai chiederti un sacrificio del genere! Io … >> m’interruppi perché Marco era scoppiato a ridere. Lo guardai confusa.
<<Ahahah scusa Chià ma questa è bella! Tu non sei un sacrificio per me! Se io lasciassi l’accademia lo farei sì con rammarico, ma non te ne farei una colpa! Assolutamente!>>. Scosse la testa sorridendo. <<Tu mi hai cambiato la vita! Non c’è giorno in cui io non pensi a te e sorrida come un deficiente, me l’ha detto anche Gianni. Se n'é accorta persino mia madre!>> rise.
<<Mi fa piacere questo.>> sorrisi anch’io. <<Ma non azzardarti a lasciare l’accademia di recitazione, chiaro?>> lo minacciai conficcandogli l’indice nel petto.
Scoppiò a ridere di nuovo. <<Va bene capo! Che proponi allora?>>.
Mi morsi un labbro. <<Beh … Forse è meglio salutarci da amici!>> proposi, ignorando il mio cuore che si ribellava a quelle parole. Marco s’incupì di colpo. <<Ci sentiremmo tutti i giorni, come al solito, con la differenza che finalmente ci siamo incontrati e … beh … >> arrossii violentemente. Guardai la sua espressione seria, i suoi occhi bassi e le sue labbra strette; aveva ragione a sentirsi deluso ma era l’unico modo per non soffrire. <<Ci incontreremo altre volte ovviamente, resteremo in ottimi rapporti!>> non sapevo cos’altro aggiungere per convincerlo. <<Dimmi qualcosa!>> lo pregai.
<<Che vuoi che ti dica? Mi sembra che tu abbia già preso la tua decisione!>> rispose duro.
Sospirai. <<Voglio sapere cosa pensi tu.>>.
Mi guardò dritto negli occhi, aveva lo sguardo da duro e la mandibola serrata. <<Cosa ne penso io? E’ una follia! Non puoi chiedermi di non amarti, sarebbe inutile persino provarci! Sento che noi due siamo fatti l’uno per l’altra e lo sai benissimo anche tu!>> si sedette tamburellando con le mani sulle gambe.
Arricciai le labbra. <<Ma, pensaci cavolo! Come pretendi che possiamo essere felici e vivere una storia con tutta questa distanza che ci separa? Non ci potremmo vedere se non durante i periodi festivi e ci sentiremmo sempre in obbligo a stare rintanati in casa, o in accademia, perché il mio ragazzo, o la mia ragazza, non è con me! Lo so che queste sono scemenze ma bisogna dare importanza anche alle piccole cose in questi casi! Io ci tengo davvero tanto a te ma mi rendo conto che così non possiamo andare avanti … >>.
Alzò lo sguardo nella mia direzione. <<L’unica soluzione è lasciare l’accademia e tornare qui.>> sibilò calmo nonostante l’aria imbronciata.
Svoltai gli occhi all’aria. <<No!>>.
<<Invece si!>>.
<<Sei un testone! Non vorrò vederti più se lo fai!>>.
Finalmente sorrise e io mi tranquillizzai. <<Io sarei il testardo? Ma come si fa ad essere arrabbiati con te?>>.
Alzai le spalle. <<Non lo so, sono così tenera io!>>.
Rise. <<Ajà! Tu tenera? Quando? Mi sfugge l’occasione!>>.
Gli feci una smorfia. <<Stronzo!>>.
Si avvicinò prendendomi le mani per poggiarle sul suo petto. <<Ti rendi conto di quando tu mi stai facendo impazzire? In tutti i sensi!>>. Premette la fronte contro la mia. <<Troverò una soluzione ma non ho intenzione di perderti. Promesso!>>.
<<A proposito! Come vanno le cose con Meredith?>> inarcai un sopracciglio al ricordo della ragazza che aveva una cotta per lui.
Il ragazzo rise sonoramente. <<Te l’ho mai detto che sei lunatica?>>. Arrossii. <<Meredith non è la ragazza che voglio!>> rispose alzando le spalle.
Corrugai la fronte.<<Ma vi siete baciati!>>.
<<No, lei mi ha baciato!>> precisò, poi rifletté. <<Un momento! Come fai a …>> sgranò gli occhi.<<Giada! Te l’ha detto lei?>>.
Ops.
<<Ehm … Le è sfuggito!>>.
Scosse la testa.<<Dovevo capirlo che te l’avrebbe detto!>> restò in silenzio per qualche istante, credevo si fosse arrabbiato ma poi sorrise. <<Sono felice che tu mi abbia creduto! Potevi pensare che fosse una balla e allontanarmi per sempre, invece hai capito che non provo i suoi stessi sentimenti.>> mi guardò negli occhi. <<O almeno, non per lei …>>. Si avvicinò senza staccare gli occhi dai miei, aveva uno sguardo strano che mi paralizzò; prese il mio viso tra le mani per accompagnare le mie labbra sulle sue. Se nel bacio di prima c’era dolcezza e speranza in questo trasbordava passione e aspettativa. Sentivo le sue mani scorrermi sulla schiena mentre le mie erano aggrappate al suo collo. Il nostro respiro era accelerato, sapevo che dovevamo fermarci.
Mi allontanai quasi controvoglia ma lui continuava a cercare le mie labbra. <<Aspetta …>> il ragazzo fece finta di non sentirmi. <<Marco!>> lo richiamai cercando di essere rigida.
<<Cosa?>> domandò seccamente cercando di riprendere il controllo.
Le mie mani erano ancora concentrate ad accarezzare il suo collo. <<Ehm … Credo che ci stavamo spingendo un po’ oltre …>> arrossii vergognandomi di guardarlo negli occhi.
Rise. <<Credo tu abbia ragione! >>.
<<Direi di si …>>.
<<Però …>>.
<<Però?>>.
Sorrise imbarazzato. <<Come faccio a “calmarmi” se tu continui con questi … massaggini?>>. Indicò i miei pollici che continuavano a disegnare delicatamente dei cerchi sulla sua pelle.
<<Oh!>> Portai automaticamente le mani lungo i miei fianchi. <<Sorry!>>.
<<Non devi scusarti Chià, a me facevano piacere …>> mi guardò netto e io sorrisi.
<<Posso abbracciarti?>> domandai timorosa.
Rise spalancando le braccia. Mi rifugiai sul suo petto pensando a quanto mi sentissi al sicuro nella sua stretta. Restammo a lungo in quella posizione, con il suo mento poggiato sulla mia testa, finché non sentimmo il mio telefono squillare.
<<Chià?>>.
<<Oh Giada, dimmi!>>
<<Ehy, dove state?>>
<<In villa, perché?>>
Sospirò. <<Che ne dite di raggiungerci al parco? Sono due ore che siete via, ricordati che loro devono tornare a Bari con la macchina!>>.
<<Hai ragione …>> constatai a sguardo basso. <<Arriviamo!>>.
<<Che succede?>> s’incuriosì Marco.
<<Succede che è tardi, voi dovete tornare in albergo…>> inspirai. <<Domani partirete! A che ora?>>.
Deglutì. <<Alle cinque …di mattina!>>.
Sgranai gli occhi. <<Cosa? Ma è mezzanotte adesso!>>.
<<E allora?>>
<<Allora? Sarai stanchissimo!>>
<<Dormirò in aereo.>>
<<Non prendere tutto così alla leggera Mà!>> m’innervosii.
Aggrottò la fronte. <<Sei tu che la stai facendo complicata! E’ una mia decisione questa!>>.
Sbuffai sonoramente.<<Andiamo và! Non voglio litigare con te prima di dirti addio!>>. Mi voltai di scatto ma lui mi frenò prendendomi la mano, io restai immobile senza voltarmi.
<<Chià…>>. Il suo tono era dolce e io chiusi gli occhi invasa dalla malinconia. <<Non è un addio questo!>> affermò con decisione.
<<Lo so.>> serrai i denti.
<<Non ti credo.>>
<<Fa come vuoi!>>. Odiai la mia voce che aveva iniziato a tremare e le mie lacrime che volevano uscire.
<<Guardami!>> mi ordinò.
<<No!>>.
Lo sentii camminare, portando con sé la mia mano, fino a fermarsi davanti a me. Mi guardò preoccupato e abbassò lo sguardo sulle mie dita che si intrecciavano alle sue. <<Mi dispiace averti causato tutto questo dolore Chià! Se vuoi potrei scomparire dalla tua vita, basta chiederlo!>>.
Mi sentii mancare il fiato a quelle parole assurde. <<Ma sei impazzito completamente?>> mi adirai. <<Tu sei la cosa migliore che mi sia capitata, sei l’unico ragazzo che mi abbia davvero capita e mi abbia accettata così come sono! Sei importante per me e io non ti lascerò andare per nessuna ragione al mondo! Lotterò contro tutti e tutto se necessario!>> arrossii ripensando a quello che le mie labbra si erano lasciate scappare, mi lasciai sfuggire un sorriso davanti all’espressione stupita di Marco. Per la prima volta lo avevo lasciato senza parole e con la bocca spalancata. <<Riprenditi!>> risi.
Il ragazzo si grattò il mento. <<Beh … ehm… mi hai stupito!>>.
Abbassai lo sguardo. <<L’ho notato. Se vuoi mi rimangio tutto!>>. Lo guardai negli occhi.
Mi tirò a sé. <<Che? Assolutamente no! Per una volta che non mi insulti o mi minacci di morte!>> rise.
<<Dobbiamo andare…>> gli feci notare pur non muovendo un solo muscolo per allontanarmi da lui.
<<Lo so.>> sospirò stringendomi ancora di più, tanto da riuscire a sentire i suoi battiti anche con la testa sulla sua spalla.
Alzai il capo per lasciargli un bacio all’angolo della bocca. <<Gianni ha il diritto di riposarsi almeno.>>. Svogliatamente lo lasciai andare pur restando con la mano nella sua. <<Andiamo.>>.
<<Ok.>>.
Raggiungemmo il gruppetto che ci aspettava sulla panchina di fronte al parco. Tutti avevano gli occhi puntati su di noi.
A Marco bastò incrociare lo sguardo di Gianni per capire cosa stavano pensando. <<Si, ci siamo baciati!>>.
Un urlo echeggiò nella notte. La strada era completamente deserta, l’unico che si lamentò del chiasso fu un cane che abbaiava in lontananza.
Sonia mi diede una gomitata scherzosa. <<E cos’altro, eh?>>.
La fulminai con lo sguardo. <<Niente! Piantala!>>.
<<Uhm …>> arricciò le labbra. <<Peccato …>>.<<Bacia bene?>>.
<<Basta!>> arrossii violentemente. <<Saranno cazzi miei!>>.
Lei sorrise. <<Era un sì questo?>>.
Sorrisi anch’io. <<Ehm …>>.
Sonia fece un gridolino e comunicò la notizia alle altre che, sicuramente, l’avevano mandata ad indagare. Anche Marco stava parlando con Gianni notai che cercava di trattenere un sorriso, segno che aveva ascoltato la nostra conversazione nonostante avesse fatto finta di non sentire. Che tenero. Al pensiero di quanto fosse diventata fondamentale per me la sua presenza gli strinsi inconsciamente la mano e lui, in risposta, mi guardò e mi abbracciò sotto lo sguardo imbarazzato del suo amico.
Io arrossii ridendo mentre le ragazze applaudirono per quel gesto.
Marco mi guardò negli occhi sorridendo dolcemente. <<Mi aspetterai?>>.
Sgranai gli occhi sorpresa. <<Tornerai?>>.
Rise. <<Certo che tornerò!>>. Mi abbracciò avvicinando le sue labbra al mio orecchio. <<Sarò qui prima che tu abbia il tempo di sentire la mia mancanza!>>.
<<Allora sbrigati perché mi manchi già!>> gli risposi arrossendo per quello slancio di sentimentalismo che mi ero concessa.
Lui rise ancora. <<Chiaretta… stai diventando dolce o sbaglio?>> mi stuzzicò.
Socchiusi gli occhi. <<Colpa tua e della tua smielataggine!>>.
<<Ahahahahahah.>>.
Accompagnammo i ragazzi alla macchina, più ci avvicinavamo e più sentivo le lacrime spingere per uscire, non avevo intenzione di dargliela vinta però.
La 500 nera era l’unica parcheggiata nel centro, ormai la città era completamente addormentata a parte noi; Gianni premette il bottone delle chiavi per aprire l’auto ma rimase immobile accanto allo sportello. Nonostante non riuscissi a distogliere lo sguardo da Marco mi accorsi delle occhiate che Gianni lanciava a Giada.
<<Oh ragà!>> esclamò d’un tratto quest’ultima. <<Neanche una foto ricordo abbiamo!>> detto fatto uscì dalla borsa la sua fedele ed immancabile reflex pronta ad utilizzarla. <<Chiara e Marco in posizione! A voi una da soli!>> ci comunicò sogghignando. Poggiò il viso vicino alla fotocamera pronta a scattare. <<In posa prego!>>.
Io e Marco ci scambiammo un’occhiata preoccupata ma poi facemmo come ci aveva chiesto.
Il flash si attivò più volte, la ragazza controllò il risultato e ci guardò. <<Bene. Dopo questa posa da matrimonio proveremo una dove dimostrate tutto il vostro amore! Coraggio! Un po’ di passione cavolo!>>.
Sospirai sonoramente. <<Cosa diamine dobbiamo fare per accontentarti?>>.
Marco mi strinse bloccandomi con un abbraccio e un bacio sulla guancia, Giada era già pronta a scattare. <<Sicuramente bellissima questa!>> commentò agitando la macchina. La circondammo per osservare la foto. <<Te ne manderò una copia così entrambi avrete un ricordo>> disse a Marco.
Qualche ora più tardi ero nel mio letto, ovviamente priva di sonno, a guardare e riguardare quella foto. Non ero una tipa a cui piaceva essere immortalata perché non mi ritenevo fotogenica e quella momentanea attenzione su di me mi creava disagio. Non in questo caso però. Nella foto che stavo osservando c’erano due giovani ragazzi innamorati: lei sorrideva euforica e anche un po’ imbarazzata, però era felice come mai le era capitato nella vita, lo sapevo bene; mentre lui era di profilo, con le braccia che avvolgevano i fianchi della sua amata e il sorriso racchiuso in quel bacio che le aveva lasciato. D’istinto sfiorai la mia guancia. Gli occhi iniziarono a socchiudersi avvertendomi che erano stanchi, allora riposi la foto sul comodino e, prima di dormire, mi sedetti sporgendomi verso il calendario appeso sul letto; presi il pennarello rosso e segnai una x sulla giornata di domani, ritornai sotto le coperte ma prima di spegnere la luce riguardai un’ultima volta quel ragazzo che mi amava alla follia sussurrandogli <<Ci vediamo a Natale>>.
Donatella Moretti
Leggi la prima parte del racconto : https://cultura-tendenze.webnode.it/news/una-sorpresa-imprevista-/